UNA 940 FUORISERIE

Ho avuto occasione di acquistare a prezzo ragionevole, un modello usato della locomotiva 940 034 Rivarossi, macchina appartenente alla produzione con motore in cabina, biellismo non raffinato e fanaloni anteriori illuminati.
Nonostante l’età e la scala abbondante, questa anziana locotender (come tutte le vaporiere Rivarossi del resto!) conserva ancora un discreto fascino e si lascia apprezzare per la finezza con cui molti dettagli sono stampati o riportati. Tuttavia, essendo destinata come regalo a mio fratello Roberto, ho deciso di impreziosirla con qualche tocco personale senza troppo stravolgerne l’aspetto.

Per prima cosa ho separato il mantello con caldaia dal telaio e da questo il carrellino (bissel) anteriore, privato del caratteristico gancio modellistico ad uncino in quanto desideravo un frontale dettagliato e accattivante. Sono riuscito infatti ad asportare le custodie dei respingenti per sostituirle con altre di lunghezza esatta e maggior realismo, operazione non eseguita per quelle posteriori data la fragilità del pancone stampato direttamente sul mantello e sede per gli incastri con il telaio. Qui ho scelto di lasciare in opera le originali semplicemente ritoccate con il nero opaco e sotto queste ho aggiunto tre minuscoli supporti forati, utili al successivo inserimento delle condotte pneumatiche e del riscaldamento per le carrozze.

Sono quindi passato a lavorare sul complesso ruote/bielle, reso un po’ meno appariscente da un’efficace invecchiamento ad aerografo; per evitare che la vernice depositandosi potesse bloccare il biellismo ed essere certo di effettuare la patinatura in modo uniforme (specie per le razze delle ruote), ho sistemato lo chassis su di un vecchio dispositivo a rulli utilizzato per testare le locomotive il quale, collegato ad un trasformatore, ha consentito di lavorare con la distribuzione in movimento a basso regime; il risultato è stato soddisfacente.
Tra le immagini esaminate per confronto durante la lavorazione, particolare interesse destavano quelle ritraenti varie 940 equipaggiate con vomere spartineve di tipo ripiegabile. Prontamente ho deciso di autocostruirlo partendo da un comune aggiuntivo per locomotive elettriche al quale ho applicato del sottilissimo plasticard a simulare le lame fendineve ripiegate in posizione non operativa. Dello stesso materiale ma di maggior spessore sono le alette laterali mobili (al vero), che incollate direttamente sui fianchi del telaio (sorrette da piccoli supporti), nascondono anche le spropositate dimensioni delle lampadine per l’illuminazione!

Sul vomere hanno trovato posto inoltre le condotte pneumatiche che non ho potuto inserire sul pancone (non facile da forare in quanto di metallo), mentre per il gancio realistico vi era già l’apposita sede.
Lo spartineve dipinto in nero opaco e fissato al suo posto dona un notevole colpo d’occhio!
Forse la modifica più accattivante è stata la realizzazione della carboniera di cui la locotender è dotata; con un cutter ben affilato e molta attenzione ho asportato la parte superiore del cassone ricostruendo poi, sia il vano di contenimento che gli sportellini alzati (uno volutamente semichiuso), dunque a piacere si potrà vederla vuota o traboccante carbone!
Dal momento che una scaletta di accesso alla cabina era mancante (unico difetto peraltro correttamente dichiarato dal bravo modellista che mi ha venduto il modello), le ho sostituite entrambe ricorrendo alla scatola degli avanzi, infine ho riprodotto il piano di calpestio con due listelli di plastica sui quali ho incollato sottilissime strisce di laminato in legno per biglietti da visita…una sciccheria!

Mi ha sempre affascinato la livrea delle vaporiere Rivarossi, quindi ho deciso di non riverniciare il modello. Dopo averlo lavato accuratamente con uno sgrassante domestico, ho dipinto in nero i corrimano lungo la caldaia ed i particolari che lo necessitavano, posizionando inoltre le iscrizioni del peso reale e frenato, deposito di appartenenza, data revisione e targhe del costruttore sul duomo reperite tra varie decals che avevo disponibili. A questo punto ho semplicemente steso un protettivo trasparente opaco applicato a spruzzo che, oltre ad aver uniformato i ritocchi eseguiti, ha donato alla macchina la giusta tonalità di colore.
Ad essiccazione avvenuta, mediante pennellino da ritocco e smalto Humbrol ottone, ho dipinto i vari raccordi stampati su tubazioni, valvole e fischio; ripensando al fatto di avere tra le mani un modello prodotto ormai più di trent'anni fa, mi domandavo se quello in scala esatta di imminente uscita, potrà vantare dettagli così ben definiti!
Ulteriore tocco di realismo è dato dai vetri sulla cabina di guida, compresi quelli minuscoli delle vedette laterali e gli oblò frontali, ottenuti da acetato trasparente e fissati con colla epossidica, nonchè dalle tendine avvolgibili di protezione realizzate in carta e dipinte, utili inoltre a nascondere l’ingombrante “cipolla” della motorizzazione.
Riassemblato il modello ho allestito un piccolo diorama che potesse ospitarlo e la scelta è ovviamente caduta sullo scorcio a tema dell’impianto di rifornimento per il carbone.
Dall’alto della della locomotiva il “maestro” attende il suo giovane “aiuto” che, casacca in spalla e passo sostenuto sta per raggiungerlo; rassicurante barba bianca (segno di grande esperienza!) e mano in tasca sembra a costui rivolgersi: …” forza!!!...aspettiamo solo te!”