ETR 401 AREZZO 1984

Il muso affusolato ed elegante dell' ETR 401, primo treno ad assetto variabile e fiore all'occhiello dell'industria ferroviaria italiana degli anni '80. Il "Pendolino" è stato, tra i progetti italiani, quello che ha destato maggior interesse a livello internazionale. La Fiat realizzò in quegli anni un esemplare per la RENFE, il celebre "Platanito", nomignolo derivatogli dalla sgargiante livrea gialla, che lo faceva paragonare appunto ad una banana. Ancora oggi, la francese Alstom che assorbì la Fiat Ferroviaria di Savigliano, sviluppa i progetti per i nuovi elettrotreni sulla base di quanto disegnato dai tecnici Fiat nel secolo scorso. L'elettrotreno è in sosta ad Arezzo durante una delle innumerevoli sessioni di verifica.

Capostipite della numerosa famiglia di treni “Pendolino” costruiti dalla Fiat, l’ ETR 401 entrò in servizio commerciale nella primavera del 1976 sulla relazione Roma – Ancona, linea dal tortuoso tracciato scelta per testare affidabilità e comfort dell' innovativo sistema ad assetto variabile, progetto il cui sviluppo portò un decennio più tardi, alla realizzazione degli ETR 450 e successivi.
Il convoglio svolse regolare servizio con corse di andata/ritorno ripartite in tre giorni la settimana, fatto salvo nei periodi cui si rendeva necessario il fermo per revisione o avarie, non infrequenti su questo delicato gioiello di ingegneria ferroviaria.
Questo motivo, unitamente all’attivazione della Direttissima Firenze – Roma (sulla quale, sebbene incompleta, l’ETR 401 era l’unico mezzo in grado di raggiungere i 250 Km/h ammessi), fece sì che a partire dal 1983 il convoglio venisse impiegato sempre più frequentemente come treno laboratorio per prove dinamiche e messa a punto degli equipaggiamenti destinati ai futuri pendolini dunque, di fatto ritirato dal servizio commerciale.

La stazione di Arezzo, che dai tempi del Servizio Materiale e Trazione ed ancora oggi con l’ UTMR di Trenitalia, viene utilizzata per la sosta ed il ricovero di treni diagnostici (negli intervalli tra i vari test), diede ospitalità tra i tanti, anche al serpentone argento e blu.
In uno splendido pomeriggio primaverile del 1984, mio fratello Roberto è riuscito a cogliere alcuni scatti durante la manovra dell’ ETR 401 che, giunto ad Arezzo forse il giorno precedente, si apprestava a lasciare l'impianto. Ricorda Roby di averlo scorto in tarda mattinata, mentre era in sosta lungo il binario adiacente il muro che delimita la sede ferroviaria con via Cittadini.
Lo stesso pomeriggio, armato di macchina fotografica Pentax 1000 serie K, si portò in stazione e realizzò gli scatti che sono fiero ed orgoglioso di mostrare! Alla particolarità, all’eleganza e rarità del soggetto (oggi il convoglio giace accantonato ad Ancona in condizioni pietose, accentuate da una deteriorata e mal confacente livrea XMPR), fanno da sfondo alcuni elementi di infrastruttura ferroviaria che hanno già un sapore vintage come l’armamento, costituito da traversine in legno (binari di corsa compresi!) e la palificazione provvista di mensole con bracci di poligonazione ed isolatori tipo 1937.
La linea o comunque la tratta presso Arezzo è ancora priva della “banalizzazione”, termine in voga in quegli anni, che indicava la possibilità di circolazione in unico senso di marcia indifferentemente su binario dispari o pari; tale particolare si evince per l'assenza di segnali a vela quadra. Che dire poi dei carri in sosta presso il magazzino merci; tipo antiquato a due assi, fodera metallica e tetto a spiovente, testimoni di un' allora efficiente servizio spedizioni a “piccola partita” e collettame.
L'ultima immagine dell' ETR 401 è tratta dall'archivio del sito Trainzitalia e porta la firma di Donato Rossi con il quale, a dispetto del cognome, non abbiamo alcun grado di parentela ma evidentemente lo stesso interesse! La foto, stupenda, lo ritrae presso il Centro Dinamica Sperimentale di Firenze anch'esso ormai passato alla storia e trasferito presso l'IDP di Osmannoro.
In chiusura una possente E.428 (a sua volta memore di pesanti direttissimi alla testa dei quali, trent’anni prima, chissà quante volte sarà transitata da Arezzo!), si accinge a partire lo stesso pomeriggio con un treno locale per Firenze. Buona visione!

Stazione di Arezzo, primavera 1984. In un assolato pomeriggio, l'ETR 401 ha manovrato dal binario di ricovero portandosi sul 1°. Il rotabile svolge in quei giorni alcuni test, come dimostra il gruppo di cavi che fuoriesce dal finestrino e collegati al carrello. L'immagine restituisce appieno l'atmosfera dei primi anni '80. Da notare all'altezza della torre faro, l'assenza dell'odierno "muro" di container del terminal Messina.


Dettaglio sulla marcatura che a differenza degli ETR di precedente costruzione, era uniformata alla semplice numerazione 401; i caratteri sono ancora eseguiti con tanto di ombreggiatura nera! Anche il logo, dopo quello originale a televisore fu aggiornato con il più moderno a mandorla. Il treno, interamente climatizzato, disponeva di alcuni finestrini con parte superiore apribile ed eleganti tendine a soffietto.

Colpo d'occhio sulla linea filante del rotabile in movimento. I pantografi tipo 52 (qui ne è visibile uno solo), sono montati su castelletti solidali ai carrelli, soluzione che permette la rotazione della cassa. Ricordiamo il prototipo Y 0160, costruito sempre dalla Fiat come laboratorio mobile per gli studi preliminari sull'assetto variabile ed utilizzato fino al 1975. Da quel rotabile, discende direttamente l' ETR 401.

Un'altra bella inquadratura che mette in risalto il frontale dell' ETR 401. I successivi treni della serie 450, oltre a disporre di un maggior numero di carrozze, differiranno da questo anche per il diverso aspetto dell'alloggiamento fanali. Peculiarità di questi treni, l'assenza degli organi di repulsione; i treni pendolino di prima generazione, venivano infatti manovrati a mezzo di barra rigida da innestarsi in appositi attacchi, celati dallo sportello sulla carenatura frontale con i supporti per la tabella di coda.

Sette anni più tardi, siamo nel 1990, l'ETR 401 si trova ancora una volta presso il Centro Dimanica Sperimentale a Firenze. La spettacolare immagine realizzata da Donato Rossi, mette in evidenza un'altra importante modifica eseguita sul complesso qualche anno prima per aumentare la stabilità ed il comfort di marcia alle più alte velocità; i carrelli sono ora dotati di smorzatori antiserpeggio.

Dopo aver ricevuto il 'Via Maestro' dal collega, un colpo di fischio ed il locale per Firenze parte! Tipiche di quegli anni le composizioni con carrozze centoporte, sicuramente non il massimo quanto a comodità ma dal fascino indiscutibile.