Ponente Ligure 1910

Ho realizzato numerose ambientazioni per i miei modelli, utilizzate per l’esposizione a mostre e concorsi, per la pubblicazione di articoli presentati su Tutto Treno o solo per sperimentare nuove tecniche di costruzione e decorazione. L’occasione per festeggiare il 50° compleanno di mio fratello Roberto è stata lo spunto per un regalo davvero esclusivo; un diorama tutto per lui. Come accennato nella presentazione di questo sito è senza dubbio a Roberto che devo la mia passione per i treni. Come il sottoscritto affascinato dalla ferrovia costiera ligure, ha sempre mostrato particolare interesse per le fotografie d’epoca che ritraggono locomotive a vapore (della Rete Mediterranea prima ed FS poi), in scorci paesaggistici di incantevole bellezza. Frequentemente abbiamo assieme sfogliato libri a tema commentandone le fotografie e ipotizzando su quali sensazioni avessero vissuto i personaggi in queste ritratti. Le eleganti dame di inizio '900 a passeggio sui lungomare (accompagnate all'inseparabile ombrellino parasole!) e i villeggianti (allora indisturbati frequentatori dei primi stabilimenti balneari e spiagge della riviera), erano tra i soggetti preferiti dal fotografo, che immaginiamo dietro ad una ingombrante macchina fotografica a cavalletto. Vi erano poi le famigerate "camalle" (infaticabili donne che con destrezza trasportavano, tenute in equilibrio sulla testa, ogni genere di mercanzia) e gente comune ad animare la quotidianeità di quei luoghi; ecco dunque ambulanti, coltivatori e produttori di olio giungere ai mercati cittadini dai paesi dell'entroterra. Le merci viaggiavano su veicoli a braccia, carri a trazione animale o a dorso di mulo mentre le poche automobili erano erano destinate ad uso pubblico o proprietà dei più agiati. Ovviamente forte di quei luoghi, era la marineria che vantava gran parte del traffico per le merci; porti rinomati come quello di Imperia o Sanremo vedevano avvicendarsi piroscafi, "scune" e golette (tipiche imbarcazioni a vela), impiegate per il trasporto del carbone, del vino e dell'olio. Numerosa era la manovalanza impiegata per le operazioni di carico e scarico, la manutenzione del porto e la cantieristica navale, già allora fiore all'occhiello del ponente ligure. Manovalanza che certo non godeva di condizioni sociali e lavorative particolarmente agiate, a giudicare dalle immagini, in particolar modo quella impegnata nella realizzazione di opere civili; una realtà apparentemente priva di ogni comodità e sopratutto di quel supporto tecnologico per noi oggi irrinunciabile! Basti pensare alla costruzione della ferrovia stessa, caratterizzata da innumerevoli manufatti quali gallerie (per il cui scavo si procedeva prevalentemente a colpi di piccone), o ai contrafforti creati per contrastare l’impeto delle mareggiate, la cui realizzazione implicava frequentemente il trasporto dei materiali attraverso l’unica via disponibile…il mare! Immagini di una ferrovia rappresentativa del progresso, indissolubilmente legata alla crescita economica di un territorio fino ad allora emarginato e ora in forte espansione: ogni località disponeva del magazzino per la “piccola velocità”, che consentiva la capillare distribuzione delle materie prime (anche d'importazione), dei lavorati e dei prodotti locali. La strada ferrata ha rappresentato per il ponente ligure collegamenti più veloci con Savona e Genova, quindi verso Piemonte e Lombardia (grandi porti navali e industrie), nonché verso il confine francese oltre Ventimiglia, favorendo lo sviluppo del turismo, divenuto negli anni la principale ricchezza .

Il Diorama

Ho cercato di trasporre le sensazioni percepite attraverso quelle immagini in un piccolo diorama in cui, i pochi, essenziali elementi utilizzati per la sua realizzazione riconducessero a quei luoghi senza necessariamente dover ricorrere alla rappresentazione scontata di caratteristici tratti a mezza costa su impervie scogliere, o muraglioni a picco sul mare. Già, il mare, direte voi? Questo è il punto di forza dell’opera! Il mare non si vede, ma se ne avverte la presenza, se ne ode la risacca alle spalle mentre si osserva la scena...

Una locomotiva del gruppo 320 FS sbuca da una galleria alla testa di un treno viaggiatori per Ventimiglia. Scaricando una grande quantità di vapore dai cilindri, si appresta a percorrere le ultime centinaia di metri prima di giungere in stazione; il tratto corre stretto tra il giardino di una residenza privata, delimitato dall’ elegante recinzione in stile liberty e la strada prospiciente il mare. Vi è un attraversamento pedonale in terra battuta protetto da cancelli che un addetto è intento a chiudere; incuriosito dalle grandi volute di fumo emesse dalla vaporiera, si sofferma ad ammirane il passaggio, reggendo saldamente con la mano il berretto sul capo. Oltre il cancello un vialetto conduce alla villa che pensiamo essere proprietà di qualche illustre scrittore, medico o facoltoso proprietario terriero e più su, nascosta dalla rigogliosa vegetazione mediterranea, la carrozzabile che attraversa la cittadina. Dal lato opposto un muretto in mattoni separa la strada dalla ferrovia. Siamo in prossimità della stazione ferroviaria e certamente di fronte al porticciolo, caratteristico dei borghi marinari liguri.

Il breve lungomare, a differenza di alcune zone nella parte più antica del borgo, è già servito da illuminazione elettrica a lampioni ed un pubblico vespasiano, fatto installare dagli organi amministrativi per mantenere il decoro; l’area è adibita alla contrattazione per la vendita e lo scambio delle merci.
I mercati al tempo sorgevano un po’ ovunque ma il porto rimaneva il punto strategico per il commercio; sebbene la ferrovia vantasse una più agevole e capillare distribuzione dei prodotti grazie alla “piccola velocità”, ancora fiorente era il trasporto di materie prime e lavorati via mare. Due personaggi, forse commercianti in attesa di committenti o semplici “camalli”, discutono vicino ad alcune botti; alle loro spalle un manifesto invita al consumo di un rinomato olio locale, all’epoca principale produzione del territorio unitamente a quella del vino e della pesca. Assorti nel districare del cordame, sembrano non accorgersi del passaggio del treno...abitudine o indifferenza verso l’innovativo mezzo di trasporto?...chissà se avranno già avuto occasione di viaggiarci sopra?

Per la costruzione del diorama mi sono servito di una basetta in legno multistrato da mm.12 di spessore sulla quale ho fissato uno spezzone di binario Roco da mm.2,1. I muri di contenimento sono realizzati in resina come le colonnine, clonate per mezzo di calchi in gomma siliconica. I terrapieni che formano il giardino della villa sono in polistirolo sagomato, ricoperto di terra setacciata e polveri ad imitazione dell’erba. La vegetazione è realizzata con rametti di Teloxis Aristata. Interamente costruito in proprio (legno e stucco) è il portale della galleria, rifinito con armille in mattoni ricavate da un cartoncino Faller che ne riveste anche l’interno. In fotoincisione d’ottone sono invece i cancelli, la recinzione in stile liberty e la staccionata così come il vespasiano, tutte creazioni Errezeta Fermodel. I pali del telegrafo ed i lampioni sono costruiti ricavandoli da tondino in legno di noce da mm.2 e comune filo in cotone. Una finezza è il serbatoio metallico a sezione quadrata che porta l’acqua agli orinatoi (con tanto di tubazione in filo metallico), sistemato sopra il muro d’ala del portale. I personaggi sono Preiser e la locandina dell’Olio Sasso è una pubblicità d’epoca trovata su internet e ridotta a dimensione adeguata. La locomotiva simile al gruppo 320 FS è stata personalmente elaborata partendo da un modello Rivarossi, corredata di macchinista e fuochista. Le volute di fumo e vapore sono simulate con cotone idrofilo.