TRAZIONE ELETTRICA

Affermatasi in seguito agli studi condotti fino dai primi anni del '900, la trazione elettrica ha caratterizzato il trasporto ferroviario nel nostro paese.
Dai primi esperimenti per l'elettrificazione in corrente trifase, condotti lungo la linea della Valtellina, si giunse sul finire degli anni '30 all'impiego della corrente continua a 3000 volts, estesa in seguito all'intera rete FS attraverso conversioni attuate fino alla metà degli anni '70.



Le locomotive elettriche trifase, disponevano di organi di distribuzione a bielle e contrappesi simili a quelli delle macchine a vapore, pertanto richiedevano costante lubrificazione delle parti in movimento. È facile dunque intuire quali fossero le principali tracce di sporco visibili su questi mezzi; nella parte bassa, in corrispondenza del rodiggio, una patina nero-grigiastra dovuta alla polvere mista al lubrificante, ricopriva telaio, ruote e biellismo.
La cassa presentava frequentemente un aspetto opacizzato dagli agenti atmosferici e nelle macchine dotate del reostato di frenatura erano visibili formazioni calcaree lungo tubature e bocchettoni di riempimento del liquido di raffreddamento.
Sull'imperiale, in prossimità dei trolley, si potevano riscontrare particelle metalliche derivate dall'azione degli striscianti sul filo di contatto miste al grasso utilizzato per attenuarne l'attrito.


I locomotori elettrici a corrente continua, evoluzione del tipo precedentemente descritto, presentano sostanzialmente i medesimi punti critici per quanto concerne l'accumulo di residui e polveri.
Abbandonati i complessi meccanismi a bielle, su queste macchine furono adottate nel corso degli anni soluzioni tecniche innovative giungendo all'adozione di telai con carrelli e cassa articolata, punto di forza delle locomotive FS dalla metà degli anni '40 ai giorni nostri.



I carrelli, dotati dei dispositivi per la lubrificazione meccanica su ciascun asse, presentano tracce di olio misto a polvere, particolarmente evidenti su boccole e balestre. La cassa è soggetta a patine dovute all'azione deteriorante degli agenti atmosferici, maggiormente evidenziate in quei rotabili cui le FS, a seguito del rinnovamento d'immagine iniziato alla fine degli anni '50, applicarono livree in tonalità grigio perla/verde magnolia o blu orientale.
Anche la presenza di fregi e modanature (queste rimosse verso la metà degli anni '80) contribuivano alla formazione di ruggine.
In prossimità dei pantografi, l'usura delle parti meccaniche e l'azione degli striscianti sul filo di contatto, lasciano ricadere sull'imperiale particelle metalliche. Infine le polveri raccolte durante la marcia, si depositano negli interstizi delle numerose griglie per la dissipazione del calore e prese d'aria.
In epoca attuale, a fronte della discutibile adozione di una nuova Corporate Identity (XMPR), che prevede tra i colori prescelti la dominanza del bianco, un contributo considerevole all'alterazione della livrea è dato dai writers con la loro arte pittorica.