I FIORI DI SANREMO

Rinomati per bellezza, qualità e varietà, i fiori coltivati nel ponente ligure (in particolare quelli di Sanremo e del suo entroterra), sono stati per lungo tempo legati indissolubilmente alla ferrovia.
Gran parte delle spedizioni avvenivano infatti a mezzo treni raccoglitori celeri che, partendo da Ventimiglia, effettuavano sosta prolungata nella città matuziana per il completamento delle operazioni di carico.
Qui stazionavano alcuni vagoni (a fodere in legno, lamiera e talvolta refrigerati) che nell'arco della giornata venivano stipati di ceste in giunco o canna contenenti i fiori recisi. Una volta prelevati e aggiunti al convoglio, i carri venivano inoltrati ai centri di smistamento di Milano e Chiasso (non era inconsueto vederli viaggiare in composizione a treni passeggeri espressi), consentendo al prodotto di essere distribuito ancora fresco, nelle principali città del nord Europa.


A ricordo di un di servizio dismesso da anni (spedizioni a carro e piccola partita), ho deciso di realizzare un diorama riproducente uno scorcio del piazzale merci dove si svolgevano le suddette operazioni alle quali nei primi anni '80, ho assistito praticamente tutti i pomeriggi!
Una descrizione dettagliata sul treno dei fiori e delle manovre eseguite per la sua composizione (vi ho partecipato sovente a bordo della locomotiva titolare), la si può leggere al capitolo dedicato.

Ripercorrendo mentalmente i momenti trascorsi, ispirato da alcune fotografie fatte un pomeriggio del 1981, ho iniziato lo studio dell'opera esaminando una struttura ancora oggi esistente presso cui ho potuto effettuare alcuni rilievi.
Si tratta del magazzino situato alla radice est dell'impianto che ospitava i locali tecnici, la centrale termica e il deposito carburanti per la piccola diesel da manovra lì distaccata.
L'edificio, originariamente più corto, fu ampliato all'inizio degli anni '70 e conserva nella parte più antica (l'ala estrema lato Genova), ornamenti e losanghe tipici dell'architettura ferroviaria di un tempo. Contemporaneamente venne realizzato un varco carrabile sulla via Nino Bixio (dove il magazzino affaccia senza alcun accesso pedonale), utilizzato come ingresso secondario al piazzale dello scalo e dotato di una breve rampa di raccordo poiché la strada si trova a livello superiore rispetto al piano del ferro.
Poco oltre lo stabile vi è la stadera a ponte per la verifica peso dei carri con il relativo gabbiotto per l'addetto.
L'area è delimitata da un imponente muraglione formato alla base da pietre a sbozzo e un parapetto in mattoni intonacati (lato strada misura in altezza circa un metro) a sua volta sormontato da mattoni singoli sovrapposti a formare una lunghissima teoria di colonnine; quest'ultima venne abbattuta a fine anni '70 e sostituita da una meno claustrofobica recinzione metallica.


Il diorama
Nonostante le dimensioni contenute in 80x30 cm. la scena si inquadra, con ampio respiro, tra il fabbricato di servizio e il piazzale asfaltato dove si espletavano le operazioni di carico.
Eseguita una breve analisi prospettica e visionato alcune riprese cab ride trovate in rete, ho individuato con buona approssimazione l'ubicazione dei deviatoi presenti in quel punto; riprodotti interamente vi sono solo quello verso i tronchini 5 e 6 più l'altro d'ingresso al primo binario o all'asta che giungeva al piano caricatore del magazzino merci, la cosiddetta “quarta”.
Gli scambi più estremi si intuiscono oltre la forcella riprodotta al cuore del deviatoio che, in ingresso da Genova, immetteva direttamente sul corretto tracciato, ovvero il secondo binario della stazione. Non mancano un breve tratto del terzo e lo stretto marciapiede che lo serviva.
Come base ho utilizzato una tavola in multistrato da mm.20 di spessore sulla quale ho posato armamento Roco codice 83 (con traverse in legno) ad eccezione del deviatoio che immette sui tronchini 5°/ 6°, un vecchio Lima NEM 120 leggermente curvato seguendo la tecnica descritta su TTM n. 64.
Il piano del calpestio (compreso il riempimento del piazzale)ed il marciapiede sono in compensato da mm.4, quest'ultimo costruito sovrapponendo due strati per ottenere lo spessore adeguato. A simulare il binario inglobato nell'asfalto, ho inserito tra le rotaie strisce di balsa da mm.2, in seguito stuccate.
Il ponte di carico della pesa è invece ottenuto con alcune repliche in resina di una lamiera zigrinata, tagliate a misura ed incollate con epossidica bicomponente.
Di legno sono anche il rilevato su cui si sviluppa la via Nino Bixio e il muro di cinta, rivestito nella parte bassa con resina riproducente la pietra a sbozzo. Le colonnine di mattoni sono listelli in noce tagliati a misura ed incollati pazientemente uno ad uno (ho realizzato un'apposita dima per facilitare il lavoro), mentre in balsa è la copertura superiore; una volta stuccata e dipinta, la struttura è abbastanza somigliante a quella originale.
Il fabbricato, elemento distintivo ed immediatamente riconoscibile sul diorama quanto al vero, è ovviamente autocostruito; presenta differente altezza tra la parte antica (quella più bassa) e l'ampliamento successivamente eseguito.
Il solito compensato, sul quale ho tracciato le linee guida per l' apertura di porte e finestre è alla base del lavoro non troppo impegnativo, che ha richiesto però una certa dose di pazienza nella realizzazione della testata lato Genova. Questa, come detto, presenta alcuni montanti in rilievo che ho realizzato con striscioline in carta di differente larghezza (nell'ordine di pochissimi millimetri), fissate una sull'altra mediante colla vinilica.
Sottile ma robusto cartoncino (proveniente da incarti industriali per cioccolata) ho usato per il tetto a falde del casotto originale, sormontato da listelli in noce da 2x2 mm.
L'ala di più recente costruzione dispone di una copertura realizzata in lastre di Eternit (ancora oggi presenti), riprodotta con cartoncino ondulato; come nella realtà, dal lato strada sono visibili i travetti di sostegno, qui realizzati con il solito listello in noce.
Le porte metalliche (al vero), le ho ricavate dallo stesso cartoncino rigido incollandole, per maggior robustezza, ai ritagli in compensato degli scassi di apertura e rifinite con un sottile listello in plasticard. Per accedere ai locali destinati al personale vi sono quattro gradini e un ballatoio (in balsa) ubicati a fianco della piccola rampa carrabile; come al vero, un riparo in plastica ondulata protegge l'ingresso dalla pioggia.
Piccolo, indispensabile e relativamente semplice da realizzare, è il gabbiotto della pesa; quello di Sanremo aveva la particolarità dello sbalzo posteriore raccordantesi alla parte bassa del muro di cinta, dettaglio che non ho mancato di riprodurre.
Dispone del meccanismo di pesatura visibile sia attraverso il vetro frontale (acetato trasparente) che lateralmente dalla porticina lasciata volutamente aperta; una finezza sono il bilanciere con la caratteristica asta a tacche (uno spezzone di lama per traforo!) e il disco di segnalazione ponte libero/impegnato, realmente girevole.
Una volta stuccati ho dipinto in bianco opaco gli edifici quindi, volendo ambientare il diorama in un arco temporale compreso tra gli anni '70 ed '80 del secolo scorso, ho riprodotto sul magazzino la fascia inferiore color marrone che ancora oggi conserva. Sulla pesa invece, ho applicato le bande antinfortunistiche giallo/nere agli angoli del tetto.

Per la palificazione sono ricorso a Lineamodel che dispone di una vasta gamma di accessori in kit sia per catenarie a 3000 volts che per lo scomparso trifase.
Avendo ormai acquisito una certa destrezza nell'assemblaggio e saldatura dell'ottone il lavoro è risultato semplice.
Sulla ferrovia del ponente ligure hanno resistito (ed in alcuni impianti tutt'oggi sono presenti) pali e mensole dell'ex bifilare adattati dopo la conversione alla corrente continua.
Ho realizzato i miei partendo dal tipo M16 con l'antico cappellino in ghisa, installandovi mensole ad archetto dotate però di una sola “rana” per la sospensione della linea aerea; come nella realtà, vi è commistione tra archetti ex trifase e bracci di poligonazione più moderni. Non manca il sezionamento con scaricatore a corna, visibile sul palo in ingresso verso lo scalo. Questo isolava i binari 5 e 6 e al vero si trovava almeno una quindicina di metri più arretrato rispetto alla posizione sul diorama ma era necessario piazzarlo qui per ancorarvi i fili.
Come gli altri dipinto in color alluminio, corredato di cartello monitore e del simbolo X in campo bianco con cui era contrassegnato, fa proprio la sua figura!
Dettagli minori ma d'effetto sono i motori Lineamodel per la manovra dello scambio e della staffa fermacarri presente sul tronchino della “quarta” (automatizzata dagli anni '80 ma in origine ne ricordo una in legno) mentre sul deviatoio che serviva la “quinta” e la “sesta” erano due macachi a muovere i meccanismi; le staffe sono costruite con avanzi di carri in kit ella Duegi Editrice.
Sono presenti anche il segnale di partenza del primo binario (MA Il treno), posizionato come al vero sul calpestio in terra battuta a lato del tronchino, picchetti giallo/rossi (autocostruiti), cassette per circuiti di binario (Simplon Model) ed altro ancora.
La massicciata è stata un esperimento ed una scoperta al tempo stesso! E' una graniglia di gusci d'ostrica sterilizzati e macinati, utilizzati per l'igiene e alimentazione di piccoli animali domestici quali volatili e roditori, in commercio presso i rivenditori specializzati.
Pezzatura e spigolosità delle pietre incredibilmente realistici e soprattutto...pronta all'uso! Certo più costosa rispetto ad altri prodotti ma se non si deve “rincalzare” un intero plastico...!!! Distribuita tra le traverse (precedentemente dipinte ed invecchiate) e fissata con il solito metodo della miscela acqua/colla vinilica, è stata successivamente patinata ad aerografo e pigmenti in polvere.
Sabbia finissima invece, ho cosparso lungo i camminamenti e le aree di riempimento tra i binari.
Sebbene riprodotta al minimo per necessità scenografica, non ho trascurato la parte stradale della via Nino Bixio. Ricordo lo stretto e sconnesso marciapiede dal quale affioravano con prepotenza le radici dei secolari pini marittimi che costeggiavano lo scalo merci e le auto parcheggiate in fila indiana ricoperte da montagne di aghi che da questi cadevano.
Il profumo degli alberi era intenso, così come quello dei tanti “ricordini” lasciati dai cani...un tempo non era costume girare con sacchetto e pinza per raccoglierli! Ho cercato di riprodurre quanto la mia memoria ha conservato di quell'angolo cittadino e forse un po' lezioso asserirlo, ritengo esserci riuscito abbastanza bene!
Asfalto e marciapiede sono riprodotti con cartoncino bristol verniciato, patinato ed arricchito con alcuni tombini Peg Models; qua e là qualche cartaccia a terra, come i volantini pubblicitari lasciati sui parabrezza delle auto in sosta e gettati senza tanti riguardi!
Gli alberi (cui ho ridipinto il fusto) sono di Krea, mentre i pali per i lampioni stradali sono realizzati con tubo in rame di diametro differente saldato e verniciato.
Anche i cartelloni pubblicitari sono costruiti in proprio con filo di rame e piastrina in ottone; corredati da manifesti consoni al periodo, danno quel tocco di realismo in più.
Le automobili sono Brekina o Rietze, personalizzate con targhe dell'epoca ed una lieve patinatura; degno di nota, il Lupetto OM dello spedizioniere al quale ho aperto telone e sponda posteriore per effettuare qualche foto ad effetto. Ne ho ovviamente elaborato due volendo disporne, per così dire, di uno in movimento (al quale ho sterzato le ruote) e l'altro in fase di scarico!
Infine, le ceste di fiori sono ottenute con listelli di balsa tagliati a misura e passati alla fiamma per renderle leggermente irregolari. Su queste ho disegnato anche i legacci di chiusura con un sottilissimo pennarello colorato.
Nello slide fotografico (immagini virate per rendere meglio l'atmosfera vintage) ho voluto riassumere le fasi di carico del prodotto floreale, dall'arrivo dello spedizioniere alle manovre eseguite dal locomotore titolare del Treno dei Fiori.