I MODELLI PIU' AMATI

Non potevano mancare in questa sezione dedicata ai ricordi alcuni dei “trenini” che sono stati fondamentali per la mia formazione di modellista.
Con questi ho giocato, sognato e vissuto momenti particolari della mia adolescenza ed ancora oggi, posandovi sopra lo sguardo, hanno il potere di evocare le sensazioni provate trent’anni or sono, quando furono acquistati.
I treni Rivarossi, seppur nella generosa scala 1/80, hanno rappresentato da sempre il meglio per il modellista cultore dello stile italiano.

E.636 190

Capostipite della mia collezione, il locomotore E.636 190 che fu acquistato da mio fratello Roberto poco tempo prima di trasferirsi ad Arezzo. Ceduto dall’amico Riccardo, presso il quale da quel momento mi sarei recato periodicamente per rilevare altri pezzi (che vedrete trasformati più avanti), il 636 è sicuramente il modello con cui ho giocato più a lungo.
Rimasi affascinato innanzitutto dal cofanetto rigido in cui era contenuto, poi perché massiccio, potente, veloce e dettagliatissimo (il separatore d’Arbela sul tetto era una finezza!)… me ne innamorai immediatamente.

Molti modelli della casa di Como erano venduti in eleganti cofanetti in plastica con coperchio trasparente. Ecco quello per l'E.636 190 ancora perfettamente integro. Le scritte leggermente sbiadite, ne rivelano l'età.

Avevo già visto fare a mio fratello quelle che si potrebbero definire le prime elaborazioni; dentro le cabine di guida delle locomotive, Roby applicava alcuni particolari derivati dagli aerei Airfix per riprodurne spartanamente l’interno.
Mi facevano impazzire ad esempio, i contachilometri a padella (questi realizzati con ruotini da carrarmato!) ed altri dettagli che dipinti in rosso, erano ben visibili attraverso i vetri! Per il 636 acquistai in seguito come ricambio, dal negozio di Fattori, una confezione con i due sfogatoi da applicare sul tetto e dopo aver verniciato i pantografi in rosso, mi pareva di averlo reso più accattivante!
Forse la prima, vera e seria elaborazione fu eseguita proprio su questa macchina nel lontano 1989 ad Arezzo, dove da tre anni anche io mi ero trasferito.
Roberto decise di “riqualificare” il 636 mediante eliminazione dei coprigiunti, riverniciatura totale (eseguita a pennello!), applicazione dei vetri a filo (fatti con l’acetato trasparente), nonché alcuni corrimano in metallo. Io invece mi occupai di realizzare il nuovo mantice in carta (ispirato da un articolo del grande Ing. Mutolo) e le griglie di protezione ai cristalli frontali ottenute con graffette e filo di rame.

Vista di tre quarti per l'E.636 190 dopo l'elaborazione. Sono stati eliminati i coprigiunti con un paziente lavoro di carta abrasiva. Roberto si incaricò della riqualificazione, ridipingendo integralmente il modello a pennello! Sua opera fu anche la realizzazione dei vetri a filo, ottenuti da acetato trasparente ed i corrimano in metallo. Notare il finestrino semiaperto della cabina di guida!

Di bell'effetto, anche se un po' sovradimensionate, le griglie di protezione ai vetri frontali, ottenute con graffette per cucitrice e filo di rame. Nell'occasione, venne rifatto anche il mantice tra le due semicasse, realizzato in carta seguendo un articolo apparso su una rivista del settore.

Ma non è finita qui. A dimostrazione dell’immenso affetto che provo per questo modello, recentemente ho acquistato in asta la serie di targhe apposite per l’E.636 190 realizzate dalla cessata A.M. modelli, ed una coppia di pantografi 42 che Rivarossi mise in produzione negli anni ’90...il primo amore non si scorda mai!


E.428 241

Il logo del negozio Hobby Model di Fattori; l'adesivo veniva apposto dalle commesse ad ogni acquisto! Questa è la confezione originale dell' E.428 241. Essendo in cartoncino, versa in condizioni non ottimali!

Altra locomotiva Rivarossi fuori scala che ancora conservo è l’ E.428 241 acquistata personalmente da Hobby Models nel 1982 al costo di 67.000 lire…per me una follia!
Ricordo che mi mancavano 7.000 lire per poterlo portare a casa (Fattori non concedeva sconti o credito!) e Sandro, come altre volte aveva fatto, finanziò la cifra.
Un paio di episodi sono legati a questo modello; il più drammatico quando volò letteralmente giù dal mio plastichetto ovale posto su cavalletti ad un metro e mezzo di altezza! La macchina viaggiava ad una velocità massima in scala pari ad un missile, ed affrontando una curva (pilotata da un amico)…tirò dritto! Con incredibile fortuna l’incidente provocò la sola rottura di un respingente ma con evidente frattura sul pancone.
L’altro fu il primitivo tentativo di invecchiamento (da me eseguito con vernici a smalto e pennelli), che vide l’impiego di un’acquaragia (marca Tre Pini) dall’ intenso profumo...la confezione ne è tutt’ora impregnata!
Come il 636, anche il 428 ha acquisito il cosiddetto valore aggiunto quando, nel 1994 Roberto, in attesa che nascesse la mia nipotina Stella, volle incaricarsi del restauro (irriconoscibile il punto di rottura di cui sopra!), completa riverniciatura ancora una volta eseguita a pennello ed anche in questo caso, applicazione di corrimano in metallo, vetri a filo ed condotta REC autocostruita!

Il "quattroventotto" dopo le cure di Roberto: anche questo modello ha ricevuto, vetri a filo (dalla non facile sagomazione), corrimano in metallo, condotta REC maschio e la totale riverniciatura a pennello. Come per il 636, Roby ebbe l'accortezza di preservare il pancone con i numeri originali! Corrette in entrambe i casi le custodie respingenti in castano. Non vi è traccia del restauro a seguito dell'incidente!

Ancora un dettaglio sul finestrino semiaperto e i piccoli ritocchi di colore come sul rubinetto di abbassamento dei pantografi. Unico appunto, le ruote ridipinte in rosso, anzichè in castano. Le foto ad ogni modo, non rendono pienamente giustizia al lavoro eseguito!


I MODELLI DI RICKY

Veniamo finalmente ai più volte citati modelli che l’amico Riccardo Persico, per noi semplicemente Ricky, nel corso del tempo mi ha ceduto.
La prassi era, una telefonata verso le 20.00 (orario in cui era sicuramente presente per la cena) a cui seguiva l’invito a recarmi a casa sua che, data la vicinanza con la mia, raggiungevo in cinque minuti.
Ricordo con affetto la cordialità dei nonni, che ad ogni visita chiedevano notizie della famiglia, raccomandandomi di portare il loro saluto.
Dopo i brevi convenevoli, ci si accomodava nella sala dove in un angolo troneggiava la tastiera Farfisa. Aprendo lo sportello superiore del mobile, Ricky prendeva alcune scatole di modelli Rivarossi che intendeva vendere, ed io avevo la scelta.
Con cronologia abbastanza precisa posso dire aver acquistato a più riprese: la tartaruga E.444 027, il D.341, carrozze Az e Bz, sia in versione FS che le bellissime DB blu o verdi (compreso il bagagliaio), alcune vetture serie 20.000 o simili, centoporte e bagagliaio Dz in livrea castano nonchè il mitico carro Mva per il trasporto di Mosti e Uve pregiate!
Mancai per poco un bel convoglio di carrozze T.E.E. che fu acquistato da altri...peccato.
La generosità di Ricky si manifestava, oltre a riservarmi prezzi veramente modici, con diversi regali come ad esempio carri o piccoli accessori che lui non utilizzava. Un giorno mi fece omaggio addirittura di una stazione S.Nazario completamente montata, mancante solo di qualche minimo dettaglio!
I modelli da lui acquistati, soppiantando di fatto i vecchi Lima ereditati da Roberto, mi hanno consentito di trascorrere bellissimi momenti di gioco ed hanno rappresentato la mia personale scuola di di modellismo.

Le riviste specializzate mostravano accattivanti elaborazioni e il desiderio di emularne alcune era davvero forte. Iniziai a modificare i primi rotabili solo nei primi anni ’90 quando, il rispetto della esatta scala 1/87 divenne condizione primaria del modellismo ferroviario.
I Rivarossi di vecchia concezione divennero presto inadeguati ai nuovi canoni, dunque pensai di utilizzare i miei per sperimentare le varie tecniche di taglio, stuccatura, verniciatura e quanto altro ci fosse da imparare prima di mettere le mani su altri, più raffinati e costosi.
Ecco allora la modifica di un vecchio bagagliaio Duz, una carozza Azx, una tipo 20.000, ed un carro chiuso serie G con garitta, rispettivamente trasformati in carro porta funi, carrozza spogliatoio e refettorio, carro soccorso e sussidiario.

Il carro soccorso ottenuto dalla trsformazione di una carrozza tipo 20.000. La scocca è stata profondamente rimaneggiata per ottenere la versione a due assi. Anche il telaio è stato accorciato e dotato di para sala provenienti da un carro merci. Il veicolo dispone inoltre di illuminazione. Notare il portellone aperto che lascia intravvedere l'arredo interno e le pezzature sulla cassa a simulare gli interventi d'officina.

Questa invece è la carrozza refettorio e spogliatoio derivata dalla modifica di una UIC-X. Nella realtà il veicolo è ottenuto da una vettura tipo Y, quindi l'approssimazione è evidente. Come gli altri carri destinati al treno appoggio, ha ricevuto la medesima colorazione eseguita a pennello, vetri a filo e tende abbassate. Si noti sulla destra, l'eliminazione della porta al vestibolo come al vero.

Non manca il carro portafuni, indispensabile veicolo sussidiario alle gru ferroviarie. Questo da me realizzato è ottenuto dalla modifica di un postale serie DUz, anche se al vero il veicolo era appartenente ad altra serie. Dotato anch'esso di arredo ed illuminazione interna, ben si accosta agli altri veicoli. Degni di nota i mantici in posizione di riposo e la relativa tiranteria riprodotta con sottile filo metallico!

Vi è infine la carrozza letti che al vero consente alle squadre operanti di potersi riposare comodamente tra un turno di lavoro ed un altro. Deriva dalla trasformazione di una carrozza letti CIWL, non proprio conforme all'originale. Completa il treno soccorso, un carro chiuso tipo G con garitta, non è presente in questo capitolo ma visibile alla sezione Patinatura.

Molte licenze di realizzazione, inevitabili, furono dettate dall’inesperienza e dalla smania di vederne il risultato. Voglio rammentare che si tratta di elaborazioni effettuate oltre vent'anni fa! I rotabili sono interamente dipinti a pennello ed invecchiati con la tecnica del dry-brush; l’aerografo, non sapevo nemmeno esistesse!
Non manca una parziale riproduzione degli interni, addirittura illuminati con lampade e prese di contatto artigianali!
Conservano da un lato le primitive iscrizioni realizzate mediante caratteri trasferibili Letraset; molti anni dopo, sono venuto in possesso di alcune decals, preparate da Carlo Pezzoni, tra cui vi erano proprio quelle per i rotabili in questione assegnati al Dep. Loc. di Milano S.mto.
Avrei potuto aggiornare entrambe le fiancate, ma ho voluto conservarne una a perenne testimonianza del lavoro svolto.
Ora fanno bella mostra di se in un' apposita teca, ammirate e contemplate, nonostante tutto, da chi viene in visita al mio laboratorio.


SOTTOSTAZIONE AMBULANTE

Altra elaborazione derivata dai modellini acquistati da Ricky, è una S.S.A di trasformazione, costruita anche con parti che nulla c’entrano con il modellismo ferroviario o appatenentti ad altri rotabili. Dietro la cassa che contiene le apparecchiature per il vuoto ad esempio, vi è il trasformatore ad elementi che ho ricavato dalle lamelle di un reattore per lampade al neon! Sull'imperiale si riconosce lo sfogatoio in origine appartenuto alla Tartatruga 027!

Probabilmente, tra le elaborazioni d'esordio quella di maggior effetto, la sottostazione ambulante è stata realizzata sulla base di un'altra carrozza della serie 20.000. La scocca accorciata e profondamente modificata accoglie al vero le apparecchiature per il vuoto di pressione.

I supporti per gli isolatori sul castelletto posteriore, sono invece ricavati da…aghi per insulina! Anch’essa dipinta originariamente a pennello, nel corso del tempo ha beneficiato di piccoli restauri ed aggiornamenti, fino al più recente dove ho applicato alcune decals fornitemi dagli amici di Errezeta, prodotte per le loro bellissime S.S.A. in fotoincisione.

Il castelletto posteriore ospita una serie di isolatori Sommerfeldt e supporti per gli allacciamenti con la linea ad alta tensione, autocostruiti. Anche il sebatoio cilindrico proviene da un accessorio...da carro armato. Il modello è dettagliato con condotte pneumatiche e corrimano in metallo. Le decals sono di Errezeta Fermodel, gli amici aretini che si sono ispirati al mio modello per la realizzazione delle bellissime S.S.A. da loro prodotte in fotoincisione d'ottone.

Per fare spazio a nuovi acquisti ho dovuto via via liberarmi di svariati modelli Rivarossi appartenenti alla vecchia produzione e, sebbene ne abbia ricevuto talvolta richiesta, mai mi ha sfiorato il pensiero di privarmi di questi…sarebbe come vendere un pezzo di me stesso!