PENDOLINO ETR.401

In epoca di continue e abbondanti novità ho voluto andare in controtendenza regalandomi, con spesa non eccessiva, il modello dell’ ETR 401, produzione Lima ormai trentennale che mi ha fatto riscoprire il piacere di un tempo, quando l’acquisto dei trenini non era vincolato ad aspettative di sorta.

Posto che i produttori italiani si contavano sulle dita di una mano (inclusi pioneristici artigiani) e che il materiale FS era caratterizzato frequentemente da licenze interpretative o semplificazioni (ridotte talvolta alla mera ricoloritura di modelli appartenenti ad altre amministrazioni ferroviarie), ruolo distintivo giocava la differenza di scala adottata per i modelli.
Se Rivarossi poteva vantare una maggiore qualità e quantità di rotabili italiani realizzati, Lima aveva dalla sua una particolare attenzione al materiale innovativo che le Ferrovie dello Stato immettevano lungo i binari della penisola e, fatto assolutamente non secondario, l’ assoluta economicità dei propri modelli; ricordo che quando fu posta in vendita la confezione dell’ETR401, il prezzo si aggirava attorno alle 24.000 lire!
Nonostante l’età e la scala ridotta in 1:100 questo Pendolino conserva ancora un certo fascino, complice il fatto di averne trovato uno appartenente alla Golden Series, produzione che la casa vicentina mise in commercio con alcune migliorie rispetto alla versione precedente; il modello in questione disponeva di ruote metalliche e finestrini portati (quasi) a filo della cassa, verniciatura leggermente più curata ed il logo FS a mandorla nonché numerosissime (seppur poco leggibili) iscrizioni sugli sportelli sottocassa.
Sebbene non in grado di reggere il confronto con l'ETR 228 che possiedo (esatta 1:87, trasmissione cardanica ed ottima verniciatura), ho comunque deciso di apportare all’elettrotreno qualche abbellimento, per destinarlo ad un diorama o a veloci “corse prova” sul plastico.

Come prima cosa, dopo aver smontato completamente le quattro carrozze che compongono il treno, ho riverniciato gli interni con la riproduzione dei sedili in un colore grigio azzurro; la plastica originale stampata in blu scuro dava un enorme senso buio e di vuoto.
A dire il vero ho tentato la riproduzione delle tendine parasole con un cartoncino dai colori tenui ma, forse per via dei piccoli oblò così ravvicinati, il risultato non mi ha convinto.
La carrozza motrice è l’unica dotata di lampada per l’illuminazione dei fanali e non essendovi alcun arredo in cabina di guida, la luce si irradia anche attraverso la finestratura; l'inconveniente è stato risolto realizzando una calotta in cartoncino sagomato e aperta frontalmente così da indirizzare il fascio luminoso solo verso i proiettori.
Al fine di una migliore schermatura ho dipinto in nero l’interno del musetto e la calottina, accorgimento che la rende invisibile dall’esterno. I finestrini frontali sono stati arricchiti con i tergicristallo che ho fissato con poche gocce di collante dopo aver praticato gli appositi fori con una punta da 0,5 mm.
Ho voluto riprodurre il terzo faro (nel modello era solo un puntino all’interno della nicchia) realizzato con un tubicino in alluminio da 2,5 mm. di diametro esterno, nonché il fischio sul tetto.

Quando il modellino fu concepito i timoni di allontanamento erano ancora lontano dall’ essere inventati o perlomeno, se esistenti, non impiegati da alcun produttore italiano. L’aggancio previsto per queste carrozze era del tipo ad uncino ed implicava una distanza tra i veicoli davvero eccessiva.
Ho valutato l’ipotesi di inserire alcuni meccanismi con cinematismo di allontanamento scelti tra Roco, Lima ed anche quello prodotto dalla Duegi per i Ttm kit, ma l’ingombro dei massicci attacchi per i carrelli e l’esiguo spazio ove inserire i meccanismi (anche modificandoli profondamente) non mi ha permesso il loro utilizzo.
Mi sono dunque arrangiato applicando alcuni supporti con innesto NEM ricavati da timoni per carrozze passeggeri, fissati capovolti direttamente sotto i carrelli previo aver eliminato da questi uncini ed occhielli originali. La scelta di posizionarli a rovescio (ovvero con la scatolina portagancio rivolta verso l'alto) è data dal fatto che diversamente si sarebbero trovati in posizione troppo bassa e di conseguenza il gancio avrebbe strisciato sui binari.
Con plasticard da 1,5 mm. di spessore ho creato alcuni rettangoli da 12 x 9 mm. che costituiscono una ampia superfice di appoggio ai supporti distanziandoli sufficientemente da impedirne l’impuntamento sul bordo inferiore della scocca durante la marcia. Nel carrello motore addirittura lo spazio utile è ancor più esiguo, quindi ho adottato un diverso supporto il quale è provvisto di gancio regolabile in altezza, avvitato assieme al coperchio di chiusura.

L'incisione di alcuni dettagli come sportelli e griglie possono ancora oggi competere! I carrelli, come sull'ETR.401 vero, dispongono dei pattini per la frenatura elettromagnetica, riprodotti in modo ineccepibile e messi in risalto da una lieve sporcatura. Di bell'effetto anche gli smorzatori antiserpeggio prelevati da alcune carrozze Roco. A seguito delle modifiche descritte, ha giovato all'aspetto del modello anche un maggior accostamento tra gli elementi che compongono il treno. I pantografi sono una coppia di 52 Vitrains.

Durante l’ esposizione statica o per circolare su tracciati ad ampio raggio di curvatura, i carrelli vengono equipaggiati con ganci corti Roco, consentendo ai quattro elementi di viaggiare più ravvicinati e conferendo al treno un aspetto sorprendentemente realistico.
Per la circolazione su curve più strette invece, i ganci vengono sostituiti con altri ad occhiello, più funzionali ma che aumentano un poco la distanza tra le carrozze.
Una volta verificati corretto posizionamento e circolabilità, ho provveduto a rinforzare con ulteriore plasticard i punti di fissaggio sotto i carrelli e dopo averli riverniciati, la modifica è percepibile solo osservando il modello capovolto.
Le ruote le originali, sebbene in metallo e con una gradevole brunitura, disponevano di vele troppo ampie per viaggiare su binari con profilo 2,1 mm, quindi le ho sostituite con altre più recenti dal bordino ribassato e di ottima scorrevolezza, mentre quelle del carrello motore hanno ricevuto una “tornitura” alla mola.
L’ETR 401, oltre al servizio commerciale svolto prevalentemente sulla direttrice Roma – Ancona, veniva utilizzato dalle FS come treno di rappresentanza per il trasporto di autorità e stampa in occasione di eventi a carattere ferroviario (anche in ambito internazionale), come veicolo laboratorio per alcuni test sulla Direttissima Roma – Firenze o per la sperimentazione di apparecchiature poi destinate agli ETR450.
Conservo alcune belle fotografie scattate da mio fratello Roberto nella stazione di Arezzo all’inizio degli anni ’80 visibili su questo sito nella sezione dedicata ai ricordi.



Nel corso degli anni al treno furono applicati anche gli smorzatori antiserpeggio, particolare che non ho mancato di riprodurre prelevandoli dalle carrozze T.E.E. Roco che, coerentemente con l’epoca di ambientazione (ho quelle con il logo a televisore), non ne erano equipaggiate. Li ho posizionati sui carrelli praticando un foro da 0,5 mm. e fissati con una punta di colla cianoacrilica; i fazzoletti di rinforzo (allineati perfettamente al bordo inferiore della cassa), non ostacolano in alcun modo la marcia. L’unica incongruenza è che sono orientati tutti nello stesso verso, ma lo si nota per riscontro fotografico!
Ho sostituito i pantografi che, sul modello come al vero, sono montati su apposite incastellature; questi dispositivi, come noto, permettono l’inclinazione in curva con una rotazione della cassa di 10° (assetto variabile), incrementando velocità e comfort.
L’ETR 401 è il diretto discendente dell’elettromotrice sperimentale Y0160 che la Fiat allestì come treno laboratorio, la cui realizzazione ho presentato su Tuttotreno numero 167 e visibile alla pagina ambientazioni.
Sulla coppia di 52 Vitrains ho eseguito due fori alla base, così da adattarli alle spine presenti sulle incastellature che ne garantiscono il corretto posizionamento, mentre il complesso trolley/sostegno è assicurato al tetto mediante vite di bloccaggio dall’interno.
Non ho mancato di applicare le decals con i simboli fumatori/non fumatori (produzione MdF), secondo la disposizione rilevabile da alcune fotografie al vero ed eseguire ritocchi di colore ove necessario quindi, montati temporaneamente i telai provvisti della carenatura, ho applicato una mano di protettivo opaco per attenuare la lucentezza della verniciatura originale ed uniformare i supporti decals. Prima di assemblare definitivamente l’elettrotreno ho riverniciato in nero opaco i carrelli, ritoccando poi i fazzoletti a supporto degli smorzatori con il blu e al termine, una leggera patinatura ha conferito un ulteriore tocco di realismo.


La coda dell'ETR. 401 ambientato sul diorama che solitamente ospita il progenitore FIAT Y 0160.


Il capostipite della famiglia dei pendolini FS, impegna gli scambi durante una corsa prova sul diorama...


...e ripreso dal vero in questa bella immagine di Maurizio Messa.