TRENI E MILITARE

Nonostante l'adolescenza un po' irrequieta, l'educazione ricevuta mi ha permesso di distinguere sempre quale fosse il comportamento giusto da tenere nei confronti miei e degli altri, nonchè avere le idee abbastanza chiare sui principi fondamentali della vita, sul mio futuro.
Molti i sogni e le ambizioni tuttavia rimasti nel cassetto, causa imputabile in primis alla scarsa voglia di studiare; intelletto, astuzia, ingegno, creatività e curiosità uniti alla grande manualità di cui mi è stato fatto dono, ho preferito metterle, ahimè, più al servizio dello svago che sfruttarli per qualche scuola tecnica professionale.
Con la consapevolezza di oggi, dedicherei più tempo allo studio.
Devo aggiungere che la situazione familiare del periodo non era tra le più rosee con la mamma che faceva letteralmente i salti mortali per arrivare con i soldi alla fine del mese (curioso come a distanza di oltre quarant'anni, non sia cambiato poi molto!) sebbene in casa fossimo rimasti io e lei.
Nel 1979 infatti mia sorella Loretta si era sposata e nel 1981 mio fratello Roberto si trasferì ad Arezzo.
Questa contingenza fece sì che appena terminata la scuola dell'obbligo io trovassi subito un impiego per portare a casa qualche soldino in più.
Entrai come apprendista incisore da Rapetto nell'agosto del 1982 e anche se impercettibilmente, le cose migliorarono ma soprattutto non mi trovavo a “bighellonare” per strada con tutti i rischi del caso...avevo 17 anni!!!
Incombeva tra l'altro l'obbligo della leva militare, incubo per la maggior parte dei giovani all'epoca a cui non era possibile sottrarsi se non per obiezione di coscienza o trovando il modo per farsi riformare!
Con gli amici ormai non si parlava d'altro e data la passione per la ferrovia che da sempre coltivavo, pensai bene di sfruttare quel frangente per unire, come si dice, l'utile al dilettevole.
Mi informai dunque circa un bando di arruolamento volontario nel Genio Ferrovieri con ferma obbligatoria di tre anni il quale prevedeva, entro la fine autunno del 1983, il reclutamento di varie figure professionali: dal semplice manovratore, al macchinista, al dirigente di movimento.
Ovviamente, causa il basso titolo di studio in mio possesso, non avrei potuto aspirare ad altra qualifica se non quella di Manovratore-Deviatore ma, pur di mettere i piedi nell'ambiente, non chiedevo di meglio!
Non avendo raggiunto ancora la maggiore età, necessitavo inoltre del consenso dei genitori per avviare le pratiche legislative e burocratiche.La domanda di arruolamento era da presentare al distretto militare di Savona, competente per tali formalità.
Eravamo alla fine Ottobre del 1983 e rammento alcune frenetiche mattine trascorse con la mamma presso gli uffici del Comune e al Comando dei Carabinieri a Sanremo per firmare documenti e carte che ancora oggi conservo, nonché il viaggio fatto con lei a Savona, alla caserma di via G. Servettaz, presso la quale volle accompagnarmi per l'occasione!


Superai senza difficoltà i test di ammissione, tanto da accedere alla successiva visita presso una caserma militare preposta a Torino, effettuata qualche settimana più tardi.
Qui purtroppo il mio sogno si infranse, certamente a fronte dell'elevato numero di pretendenti (vi era un' oceano di ragazzi quella mattina!) e sicuramente per non disporre di alcuna raccomandazione da esibire.

Ripresi il mio lavoro di incisore presso il laboratorio di Rapetto, continuando a godermi i treni...87 volte più piccoli in casa e quelli veri, da fotografare in stazione!
Nell'Agosto 1984 mi venne recapitata comunque la temuta “cartolina precetto” per la leva obbligatoria. All'epoca (ancora oggi non ho compreso in base a quale sorta di computo e regola) la maggior parte dei ragazzi nati nei mesi di Ottobre, Novembre e Dicembre erano destinati (almeno dalle mie parti) all'arruolamento nella Marina Militare, la cui ferma durava diciotto mesi anzichè dodici come nell'Esercito! Trasmesso dalla Capitaneria di Porto di Imperia, il tagliando azzurro con invito a presentarsi il giorno 28 Ottobre 1984 presso il C.E.M.M. del Maricentro di La Spezia, costituiva al tempo stesso il biglietto ferroviario di andata e ritorno ad annullo speciale.
Un'avventura difficile da dimenticare! Fino a quel momento gli spostamenti in treno con gli amici Sandro e Davide, erano mirati ai tour ferroviario-fotografici e al totale divertimento: Ventimiglia, Albenga, il Deposito Locomotive di Savona, Genova Brignole, Torino Porta Nuova (viaggio affrontato alle tre del mattino da Savona a bordo di un treno locale improponibile!) il tutto nella più totale spensieratezza...che questa volta davvero non avvertivo!
All'arrivo del treno a La Spezia Centrale, alcuni Maro' attendevano sul primo marciapiede i ragazzi da smistare ed accompagnare alla vicina caserma Duca degli Abruzzi, sede del Maricentro. Notoriamente la permanenza al C.E.M.M. aveva durata massima di tre giorni nei quali venivano effettuati tutti gli accertamenti di idoneità al servizio militare, i controlli medici ed i test psico attitudinali. Ancora una volta, cercando di mediare tra l'obbligo e l'utilità futura, mi ero prefissato di scegliere come qualifica quella di “Nocchiere di Porto e Autista” mirando a conseguire senza alcun costo la patente di guida (militare da convertire poi in quella civile)...il mio bicchiere, almeno negli intenti, è sempre stato mezzo pieno!
Avevo incontrato in quell'occasione conoscenti ed ex compagni di scuola con i quali ho trascorso i primi due giorni. A tutti noi fornirono un cartellino con matricola da tenere bene in vista; recava la scritta I.L.M. (iscritto leva mare) ed avevamo obbligo di indossarlo durante gli spostamenti all'interno del Maricentro che avvenivano sempre accompagnati da militari in divisa.
Pareva tutto sommato un'esperienza divertente; si rideva e scherzava prendendosi in giro o commentando sulle povere reclute che già in servizio effettivo, si muovevano come tante formiche in riga... Ho ancora in mente la tavolata degli amici, i vassoi in acciaio con più scomparti e i bicchieri di vetro temperato (pesantissimi) presso la mensa in caserma, il cui cibo a me non dispiaceva affatto. La sera invece, si poteva scegliere di andare in una pizzeria che si trovava a pochi passi dal Maricentro...insomma per certi versi sembrava di trovarsi in gita!
Il mattino del terzo giorno, io ed altri quattro ragazzi, venimmo chiamati, prelevati dal resto del gruppo ed accompagnati (a piedi) al Marispedal, l'ospedale militare distante diverse centinaia di metri...
ci comunicarono ciò fosse dovuto ad accertamenti sulle analisi! Durante il tragitto regno' un imbarazzante silenzio ma, ripetutamente, incrociavamo gli sguardi l'uno con l'altro a domandarci, cosa avessero mai potuto aver rilevato di anomalo; incredibile come trasparivano i timori di ognuno...ma quale psicologia! Raccontare del Marispedal, almeno per quanto vissuto personalmente, non è possibile se non attraverso la celebre citazione tratta da Blade Runner: “...io ne ho visto cose che voi umani non potreste immaginarvi...”, eccetera, eccetera!
Personaggi e situazioni inenarrabili per timore di non essere creduto! Anche Roby, che in Marina si è fatto un lungo periodo imbarcato sulla Fregata Alpino e poi in Capitaneria a Genova, ricorda che in quel posto finiva davvero la gente più strana, i poco di buono e i fuori di testa che le tentavano tutte pur di non proseguire la naja! Nella camerata in cui ci hanno messo ad esempio, c'era un ragazzo “impacchettato” come una mummia del Museo Egizio; con sorriso beffardo, mi raccontava essersi gettato dal pennone di una nave...!
Avevano portato lì anche un marinaio Tunisino proveniente da un mercantile, fatto sbarcare e ricoverato da alcuni giorni per forti coliche renali. L'ospedale era gestito dalle suore;”...bèlin, son cattive sai??...”, mi allertò subito un altro giovane marinaio convalescente il quale vidi fare da interprete tra la monaca e il Tunisino, cercando di fargli capire la differenza tra la fettina di manzo ai ferri e la carne di maiale...
Sembrava una commedia del grande Gilberto Govi! Girato di fianco sul letto, con la classica cantilena ligure e un po' spazientito gli gridava; “ ... questa qui la puoi mangiareeee...c'ha le cooornaaa questa qui!!...” , mimando il bovino con le dita sulla fronte!! Già abbastanza sbalordito dal posto e dalla situazione, una mattina addirittura trovai ad attendermi in ambulatorio, oltre al medico in camice bianco, due fratelli gemelli con mansione di assistenti segretari!!!
Assolutamente identici nella loro uniforme da caserma (pantalone e giubbottino jeans, camicia azzurrina con stellette e berretto da marinaio in tessuto bianco), per un attimo ho creduto di trovarmi nel film Shining! Il mio disorientamento fu così evidente che uno dei due con un gran sorriso mi rassicurò: ”no, tranquillo... non hai le allucinazioni!!!”
Per farla breve, sono stato trattenuto in quel luogo quattro giorni durante i quali non ho avuto modo di informare la mamma su quanto stava succedendo! Lo spaccio dell'ospedale aveva sì un telefono pubblico ma non disponeva mai dei gettoni (andava solo con quelli), gli apparecchi funzionanti con moneta si trovavano a malapena nelle cabine in strada, le schede telefoniche, non sapevo nemmeno esistessero e i telefonini cellulari erano fantascienza!
Non avevamo comunque possibilità di uscire all'esterno; indossavamo dei pigiami con vestaglia, forniti dal Marispedal, la cui taglia, almeno a me, era due volte più grande! Non so per quale motivo, non fu concesso mai (ricordo averlo chiesto insistentemente) di fare una telefonata a casa da un qualsiasi ufficio o ambulatorio!
L'unico gettone che riuscii ad accaparrarmi (il pomeriggio del terzo giorno), lo utilizzai per telefonare velocemente alla sorella della mia zia Piera di Sanremo, la quale viveva con la famiglia a Spezia! Il suo numero, in forma di cortesia, mi fu dato poco prima di partire proprio dalla zia che in una sorta di premonizione mi disse; “dovessi mai aver bisogno di qualunque cosa, quando sei lì...”. A Mariuccia, tutto d'un fiato spiegai chi ero, dove mi trovavo e il perchè ma soprattutto la pregai di avvisare immediatamente la Piera che a sua volta avvertisse la mamma, che...
Dall'altro capo della Liguria intanto, la mamma non vedendomi più tornare si era recata, oltre che da Silvano (nostro macellaio di fiducia il cui figlio Luca era partito assieme a me e regolarmente aveva fatto ritorno, ignaro di quanto mi fosse accaduto!), alla Capitaneria di Porto di Sanremo per avere notizie e chiedere spiegazioni...! Un incubo!
Quando finalmente venimmo “rilasciati”, al Maricentro trovammo ad attenderci anche un funzionario della Questura di Napoli, incaricato di recuperare uno dei compagni di sventura (Mario,lo ricordo ancora!) i cui i genitori, disperati, da Pozzuoli avevano smobilitato le forze dell'ordine!
Successivamente partito per La Spezia il 23 Ottobre 1986 con il 3° scaglione e trascorsa una settimana dall'implotonamento, la matricola 66IM0395 è stata dispensata dal Servizio Militare in Marina in quanto nel periodo (causa la temporanea indisponibilità della caserma di Taranto), il sovraffollamento a Spezia consentì a circa trecento giovani di venire dirottati, con Foglio di Congedo Provvisorio, presso l'Esercito Italiano in attesa di diverso impiego.
Aiutato dalla provvidenza ed una buona dose di fortuna, ho infine ricevuto il Foglio di Congedo Illimitato, consegnatomi ad Arezzo nel 1987 dove nel frattempo mi ero trasferito.