IL TRENO DEI FIORI

Tra i ricordi più vivi ho senza dubbio quello del treno dei fiori.
Il convoglio, un classico “raccoglitore”, si effettuava quotidianamente durante il periodo invernale (esclusi i festivi) ed era adibito al trasporto di fiori freschi recisi che, una volta raggiunta Milano, venivano poi smistati verso il nord Europa.
La composizione, sostanzialmente sempre uguale, prevedeva l’impiego di locomotori del gruppo E.428, E.626, o E.636 ma non era infrequente trovarvi alla testa una E.645. Seguivano un bagagliaio a carrelli (quasi sempre di tipo antiquato ma non mancarono le eccezioni), alcuni carri chiusi a fodere di legno tipo Gs o Fma (a monta alta), talvolta alcuni tipo F in lamiera con tetto a spiovente e sporadicamente carri frigo.

E.428 236 titolare del merci dei fiori. La locomotiva è in sosta sul binario tronco dello scalo merci.
Di li a poco inizierà la manovra descritta nel testo.

La sezione principale giungeva a Sanremo da Ventimiglia in tarda mattinata, circa all’ora di pranzo e veniva solitamente ricevuta sul secondo binario dove, abbassati i pantografi al locomotore, sostava fino alle 15.00 circa. L’attesa era dovuta al completamento delle operazioni di carico di altri carri (già inoltrati a Sanremo nei giorni precedenti), parcheggiati sui binari dello scalo merci; spedizionieri e floricoltori della città animavano il piazzale attraverso frenetici andirivieni di autocarri e furgoni che scaricavano le ceste contenenti il rinomato prodotto floreale da stivare.

La sezione principale del treno dei fiori in sosta sul secondo binario a Sanremo.
Titolare la E.636 sulla quale effettueremo il nostro primo, indimenticabile viaggio in cabina.

Con il mio compare ed amico fraterno Sandro ci recavamo in stazione verso le 14,30 orario in cui normalmente, gli adolescenti disciplinati si dedicavano allo studio ed allo svolgimento dei compiti di scuola…!
Seduti sui gradini in pietra del magazzino merci, stavamo a rimirare la locomotiva che silenziosamente ci sostava di fronte scrutandone ogni dettaglio ed annotando su di un taccuino tascabile numero di servizio, deposito di appartenenza, rapporto di trasmissione e stranezze varie. Malati dite voi?...beh lasciate che vi dica allora che questo avveniva ogni giorno per ogni treno in transito da Sanremo!
Alle 15,20 circa arrivavano i macchinisti del merci che “curavamo” particolarmente, con l’intento di farci notare e speranzosi di un cenno di considerazione. Seguivamo con attenzione le operazioni di alzamento pantografi e prova freno che precedevano la manovra, poi si andava all’abbordaggio!
La tecnica era sempre la stessa: armati del nostro taccuino e macchina fotografica ci aggiravamo sotto la cabina di guida dove, con fare da grandi esperti di materiale rotabile, si disquisiva su questo o quel particolare meccanismo, del suo impiego e funzione, del perché una locomotiva ne fosse provvista o meno rispetto ad un'altra e poi foto e foto. Citavamo nomi di importanti costruttori come Breda, Marelli, Tibb e Ansaldo dettagliando su rubinetti Oerlikon, compressori Westinghouse ed altro, come fossimo due ingegneri del CIFI.
Facevamo di tutto per farci sentire e nella maggior parte dei casi riuscivamo ad attirare l’attenzione; era scontato che ci domandassero da cosa nascesse tanto interesse per i treni quindi incuriositi, ci ponevano domande per sondare quanto conoscessimo davvero del loro mestiere…quesiti ai quali regolarmente fornivamo l’esatta riposta!
Tra il sorpreso e l’ammirato, al termine dei nostri tecnici colloqui molti dei “maestri” che abbiamo incontrato incappavano nella fatidica domanda: “…questa l’avete mai vista dentro?...” ed è facile intuire quale fosse la nostra risposta!

Il convoglio ha effettuato la manovra portandosi sul primo binario e noi siamo già a bordo!
Immortalati dall'amico Davide Lupi. Io sono il piccoletto...

Vi erano gruppi di locomotive che avremmo potuto condurre rispettando rango di velocità e segnali ma, dietro una tacita intesa con il ‘compare’, divenivano macchine assolutamente mai esplorate pur di salirvi a bordo per qualche minuto.

Interno della cabina di guida di una E.428. Questa volta ci troviamo sul primo binario della stazione di Ventimiglia, mèta abituale dei nostri safari fotografici-ferroviari.

Una volta facemmo conoscenza con una coppia di macchinisti più disponibili di altri; dopo l’approccio descritto i due ci invitarono a rimanere con loro durante la manovra di recupero dei carri in sosta.
Questa aveva inizio con il distacco del locomotore dalla sezione giunta al mattino per portarsi, isolata, oltre gli scambi lato Genova. Da qui retrocedeva fino alla ‘quarta’ (così veniva indicato il tronchino adiacente lo scalo merci) dove prelevava alcuni carri da aggiungere alla composizione dopodichè avanzava nuovamente fino a raggiungere il primo passaggio a livello (quello doppio) oltre la stazione. Si potevano sentire gli altoparlanti che gracchiavano: “Prima! - Prima!”, indicando che il convoglio poteva indietreggiare sul primo binario per lasciare i carri appena prelevati. Sganciato ancora una volta il locomotore, con un’ultima manovra andava a recuperare la sezione originaria in sosta al secondo per poi formare l’intero convoglio sul primo dove, alle 16,30 circa riceveva il “via libera”.

Quel giorno, memorabile, ci trovavamo a bordo di una E.636 in attesa che i due nuovi amici ci congedassero, anche perchè il segnale a breve si sarebbe disposto al verde.
Già inebriati dall’evento, ci sentimmo domandare: “Volete venire con noi fino ad Arma?”… Rivolsi lo sguardo verso Sandro come a domandare se avessi capito bene e lui fece altrettanto! Ovviamente accettammo!!! Le sensazioni provate sono vivissime ancora oggi a trent’anni di distanza!
Conservo una sequenza fotografica di quel primo viaggio in cabina, solo pochi scatti perché, ricordo, ogni battito di ciglia temevo potesse abbreviare quel sogno!

Il primo viaggio in cabina di guida a bordo di una E.636. Ecco il rettilineo di fronte ai bagni Morgana in uscita da Sanremo e l'ingresso della galleria Daino in località Tre Ponti.

Sbocco dalla galleria alla impressionante velocità di 80km/h (!!!) imposta dal tortuoso tracciato della suggestiva ferrovia del Litorale e segnale di avviso nei pressi del Capoverde. Il viaggio si concluse nella stazione di Arma-Taggia.

Da allora i due macchinisti gradirono frequentemente la nostra discreta compagnia, con cadenza quindicinale sul merci dei fiori ma anche con treni espressi e diretti a bordo di Tartarughe e Caimani, su alcuni dei quali abbiamo ‘preso servizio’ addirittura da Ventimiglia.

Questo racconto è dedicato ai ferrovieri Remo Sambuco e Pasquale Carabalona, i disponibili e simpatici "maestri" cui il testo fa riferimento. Particolare ed affettuoso ricordo va a Pasquale, purtroppo scomparso alcuni anni or sono.