LE GIORNATE A VENTIMIGLIA

Quando non si riusciva a rimediare la “corsetta” sul treno dei fiori perché non tutti i macchinisti conosciuti erano disposti a viaggiare in compagnia di persone non autorizzate in cabina (severamente vietato dal regolamento FS), gran parte dei nostri pomeriggi trascorrevano comunque in ambito ferroviario.
Uno sguardo nel portafoglio, uno all’orologio (quello della stazione!) e la domanda rivolta al compare: “Ventimiglia?”……”Ventimiglia!” era la risposta!
Nel 1980, due o tremila Lire in tasca (quando disponibili!), consentivano l’acquisto di un biglietto andata/ritorno (costo ottocento Lire su cartoncino Edmonson), una sostanziosa merenda (trecento Lire di buona focaccia ligure e un paio di bicchieri di spuma mettevano a posto fino all’ora di cena!) nonchè le prime sigarette, economici pacchetti da 10, facili oltretutto da nascondere a genitori e conoscenti!

Il caratteristico cartoncino Edmonson con il prezzo corretto a mano dalla biglietteria. Il secondo tipo veniva emesso in sostituzione del cartoncino e non di rado, quando non ritirata la copia dal controllore, ci permetteva un secondo viaggio! Notare il timbro con data 21 Febbraio 1981, avevamo 15 anni!!!

Importante stazione di confine, raggiungibile in solo mezz’ora di viaggio, Ventimiglia era la nostra meta preferita. Qui si avvicendavano treni di ogni categoria e potevamo assistere ad interessanti manovre di composizione/scomposizione del materiale ad opera dalle instancabili 235 e 245.

Poco oltre l'area della rimessa locomotive SNCF, una diligente 235 fa la spola da un capo all'altro dell'impianto, manovrando anche una carrozza postale francese dall'aspetto "old time".
Questa vettura, utilizzata solo per il servizio verso la francia, era costantemenete presente a Ventimiglia.

I treni provenienti dalla Francia giungevano a Ventimiglia al traino di grintose BB 22000 sotto la linea aerea alimentata alla tensione di 1500 Volts, che ancora oggi consente ai locomotori di entrambe le amministrazioni di operare contemporaneamente.
Nelle immagini l'arrivo di un espresso e la manovra di una BB 22000 che, sganciato il convoglio manovra insolitamente sul binario 1 della stazione.

Ancora poco diffusa la comunicazione via radio, il manovratore segnalava le disposizioni alla loco agitando la bandierina rossa. Ci piaceva quando, giunto il convoglio sotto la pensilina a velocità ancora sostenuta, l’uomo saltava giù dal predellino della carrozza continuando a segnalare fino ad ordinare l’arresto del treno nel punto esatto! Ai numerosi treni ordinari provenienti o diretti ad Albenga, Genova, Milano e Torino si aggiungevano gli Espressi internazionali verso la Francia, con carrozze dirette da/per Nizza, Marsiglia e Calais, nonché verso la Germania (via Genova - Milano - Chiasso – Basilea), con carrozze da/per Francoforte, Stoccarda e Dortmund. Tra i più importanti era sicuramente il "Riviera Express", la cui composizione prevedeva appunto, vetture DB nella già allora elegante livrea avorio/blu.

Proprio da Dortmund nel periodo estivo e con cadenza settimanale, un treno organizzato dall’agenzia TUI, partiva con destinazione Imperia Porto Maurizio. Anch'esso composto da belle e variopinte vetture tedesche, negli anni successivi veniva talvolta inviato a Ventimiglia come materiale vuoto per il ricovero.

Altro periodico internazionale era il Berna – Albenga, istradato lungo la linea di Tenda dopo la riapertura (fu chiusa a seguito degli eventi bellici della seconda guerra mondiale), avvenuta solo l’anno precedente. Il convoglio composto da materiale SBB – CFF (tre sole carrozze) era trainato da locomotive del gruppo D.345, al tempo una rarità sui binari di casa nostra. Non vanno dimenticate le relazioni Trans Europe Express come il famoso “ Ligure” Milano C. - Avignon e viceversa o il “Cycnus”, effettuato interamente con carrozze Gran Comfort.
Ventimiglia era infine sede di due distinte rimesse locomotive: una per i mezzi FS con ampio piazzale ed officine, collocato a sud dell’impianto (che vide i suoi fasti migliori al tempo del trifase) e l’altra per quelle SNCF, dotata fin dall’origine di rimessa semicircolare coperta (da tempo dismessa) e piattaforma girevole con binari di sosta all’aperto, elettrificati dopo la conversione da corrente trifase a continua.

Panoramica sul Deposito Locomotive al P.co Nervia all'epoca della trazione Trifase. Abituali frequentatrici macchine dei gruppi E.431 E.554 ed E.333

Il solo viaggio era per noi motivo di esaltazione: si attendeva il Locale da Genova Brignole di metà pomeriggio che aveva quotidianamente in composizione tre locomotive (una titolare e due di rimando)…perchè la cosa ci “gasava” molto! Le loco erano sempre appartenenti ai gruppi E. 428, E. 636 ed E. 626… ovviamente facevamo scommesse su quale sarebbe stata la “formazione” del giorno!

Ricordo aver assistito ad uno spettacolare slittamento (in gergo detto asse in fuga), di una “quattro ventotto” terza serie in partenza da Sanremo al traino di due “sorelle” semiaerodinamiche, un paio di carrozze cento porte, una Corbellini e due tipo 20.000 o simili. Quel pomeriggio, seduti su una panchina all’altezza della colonna idraulica, la nostra attenzione fu richiamata dal vorticoso movimento ed il rumore che il gigantesco asse produceva “schiaffeggiando” il binario! Ci rendeva euforici anche il fatto di correre su linea a doppio binario (tra Ospedaletti e Ventimiglia) che consentiva velocità maggiori rispetto al tratto Sanremo – Albenga dove il binario unico e la tortuosità del tracciato non permettevano grandi prestazioni. Oltrepassata la piccola stazione di Vallecrosia in ingresso a Ventimiglia, suscitava curiosità l’obbligo di abbassare i pantografi imposto dal cambio di tensione da 3000 a 1500 Volts, percorrendo un tratto neutro in prossimità del cavalca ferrovia.
Due cartelli a fondo bianco con linea orizzontale nera (verticale nella faccia opposta), collocati in alto sul portale di sezionamento, segnalavano al macchinista il punto in cui disinserire/reinserire i trolley e mi affascinava la loro fioca illuminazione a lampade per la visibilità notturna. Rammento come ci si sporgesse in maniera spericolata dai finestrini per osservare questa operazione che ovviamente avveniva anche in senso contrario.
Nel medesimo tratto correvano paralleli i binari che con un’ampia curva dirigevano al piazzale antistante la rimessa locomotive FS; non ricordo di avervi scorto più di due o tre macchine in sosta contemporaneamente. Appena superato il cavalca ferrovia e rialzati i pantografi, il treno attraversava il parco carrozze che regolarmente sostavano a Ventimiglia: dal lato a monte quello per le vetture SNCF, dotato di binari per il ricovero e platea di lavaggio. Vi si trovavano lunghe file di carrozze Corail (utilizzate solo per i servizi verso la Francia), alcune DEV nei colori grigio/verde e bianco/blu, nonché carrozze letti e cuccette del tipo TEN.
Dal lato mare invece si sfilava attraverso quello per il materiale FS; il grigio ardesia era ancora dominante e la tipologia delle carrozze era la classica di quegli anni: cento porte e Corbellini, vetture tipo 1946 e moderne UIC X che espletavano servizi Locali, Diretti ed Espressi (anche Rapidi come il Ventimiglia - Torino P.N.). In estate sostavano inoltre un paio di carrozze Gran Comfort, impiegate come rinforzo al T.E.E. Ligure e limitate a Ventimiglia.
Una volta giunti in stazione seguivamo le operazioni per il “taglio” della locomotiva che, manovrando fin sotto la cabina apparati, veniva fatta retrocedere ed inviata alla rimessa o lasciata in sosta ai vari tronchini presenti sul piazzale, quindi una loco da manovra prelevava le carrozze che venivano ricoverate.
Il nostro obbiettivo principale era la rimessa SNCF, dove alcune sornione BB 22000 sostavano sui binari scoperti della rotonda.

Parata di locomotori SNCF in sosta. L'area della rimessa con piattaforma girevole era tappa obbligatoria. Ci si aggirava indisturbati per scattare foto alle BB 22000...e salirvi a bordo! Assistemmo talvolta alla giratura ma anche in quel caso la nostra presenza non suscitò alcun richiamo da parte dei ferrovieri.

Apparentemente luogo senza alcuna sorveglianza, vi trascorrevamo gran parte del tempo arrivando, con una certa sfacciataggine, a salire a bordo dei locomotori senza aver mai incontrato alcun addetto. Poco affascinati dal cruscotto moderno, sul quale si trovavano solo levette, pulsanti e lucine, ci faceva sorridere lo “strano” volante sul banco di guida, abituati come eravamo ai nostri più accattivanti maniglioni a cremagliera.
Anche l’olfatto a bordo delle loco SNCF, non veniva pienamente appagato: le cabine dei locomotori FS erano impregnate di un odore particolarissimo (difficile descriverlo a parole), un melange di grasso, olio lubrificante e legno, odore di lamiera riscaldata, di ferro e di elettrico, maggiormente esaltato nelle giornate umide o di pioggia. Che nostalgia!

Non mancarono anche a Ventimiglia incontri con personale di macchina disposto a concedere una visita a bordo locomotiva per qualche foto (ricordate: “…questa l’avete mai vista dentro?”…).
In uno di questi ritrovai un “maestro” conosciuto tempo prima tramite i miei zii titolari del Caffè Gelateria Colombo. Avevo già avuto l'opportunità di fare un giro, su suo esplicito invito, fino ad Imperia Oneglia e ritorno in cabina delle ALn 668 del treno per Torino, via Breil sur Roya - Limone - Cuneo. Sebbene fuori servizio fu entusiasta di accompagnarci (facendoci attraversare di gran carriera tutti i binari della stazione di Ventimiglia!), nel fascio merci, zona assolutamente off limits perché a forte presenza di personale…anche Doganale! Salimmo su una 235 e ci fornì un mare di spiegazioni sul suo funzionamento. Poi tornati sul primo binario, chiese ad alcuni colleghi di lasciarci visitare una E. 428 ed una E. 636 su cui Sandro è stato immortalato.

Pomeriggio proficuo a Ventimiglia...dopo essere saliti su una 235 ed una E.428 (le cui immagini sono visibili al capitolo precedente),

ci è permessa la visita ad una E.636. Ecco Sandrino in posa, immortalato dal sottoscritto.

All’epoca le locomotive più moderne in circolazione sulla rete FS erano le E. 444 e le E. 656 e proprio su un “Caimano” titolare del Diretto che ci avrebbe riportato a casa, un tardo pomeriggio era di turno la coppia di macchinisti, divenuti ormai nostri abituali amici, che ci regalarono un’altro viaggio indimenticabile!
Conservo nel profondo del mio cuore questo episodio perché, come in altre occasioni, quel giorno mi trovavo, oltre a Sandro, in compagnia del mio amatissimo e mai dimenticato cuginetto Fabio, brillante undicenne che solo pochi anni dopo ci avrebbe tragicamente lasciato.
Ci fecero accomodare a pochi minuti dal “verde”, (salendo dalla cabina posteriore ed attraversando il corridoio laterale), per non dare nell’occhio in quanto a Ventimiglia era un continuo portare dispacci e moduli al pdm da parte di incaricati dell’ ufficio movimento. Al via libera, ondeggiando sugli gli scambi del grande impianto, lasciammo la stazione mentre ci venivano incontro macchine da manovra impegnate a tirar carrozze ed un serpeggiante treno in ingresso; in quegli attimi il pensiero andava… agli uomini della cabina ACEI! Recentemente, leggendo di queste avventure, mia sorella Loretta ha commentato: “…e pensare che io e la mamma credevamo che fossi a giocare in via Meridiana!!”

Davvero impressionanti le strette e buie gallerie del Capo Nero o quella lunghissima oltre Ospedaletti viste dalla cabina illuminata solo dalle lampade della strumentazione; il rumore, la velocità e l’impossibilità di vedere oltre il fascio di luce emessa dai fari procurava un lieve senso di angoscia… però che emozione!
Arrivati a Sanremo salutammo, ringraziandoli, i nostri amici e scesi dal locomotore ci portammo di corsa verso il muretto della via Nino Bixio per ascoltare il rombo del Caimano allo spunto, che sapevamo amplificarsi lì per risonanza con i palazzi circostanti. Al passaggio venimmo salutati ancora con “gli onori” di un colpo di tromba e due brevi lampeggi con il terzo faro!